ARBEIT MACHT FREI - 2013

Polimaterico e acrilico su tela di cm.80x80 fissata su pannello in ferro di cm.105x105.

Num.archivio 02/2013

Opera pensata sul concetto del contenitore d'identità, ovvero ciò che noi in-consapevolmente poniamo fra il nostro io e l'esterno (vestito psicologico). Sorta di pelle che permette di relazionarci con l'altro a vario titolo e livello. Il luogo dove noi ci esponiamo ha un’importanza decisiva, pertanto noi indossiamo quotidianamente abiti o contenitori sempre diversi.

In quest'opera ho pensato di usare un materiale che per antonomasia è contenitore: il cartone. Più strati sovrapposti creano una successione in sottrazione, fino a giungere nella parte bassa alla conclusione e consapevolezza di non avere più nessun contenitore/vestito da interporre fra noi e gli altri, la dignità, il pudore, l’autostima, la personalità, l’orgoglio, ecc. ecc., si giunge alla consapevolezza/resa di un totale annullamento, da qui l’affermazione incisa sull’ipotetico muro “io non sono più”. Posti in diagonale, materiali presenti in abbondanza nei contesti dove è stato attuato l’olocausto, anch’essi prossimi all’annullamento, testimoni incolpevoli del dramma accaduto. Una barretta in ferro posta anch’essa in diagonale si pone come sorta di “gnomone” ad indicarci che il tempo trascorre e l’uomo non deve dimenticare.

Il colore bianco, deciso in monocromia, è simbolo del silenzio, obbligatorio, a fronte di tale tragedia.

 

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